William Trubridge

William Trubridge, rana sub, apnea e… pesca

 

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Ciao William, grazie per tua disponibilità nonostante i tuoi impegni.

Parlaci un po’ di te, da quanti tempo fai apnea?
Quando avevo 18 mesi la mia famiglia ha venduto la casa in Bretagna e abbiamo comprato una barca a vela per poi navigare attraverso l’Oceano Atlantico e Pacifico per poi  arrivare in Nuova Zelanda, quindi i primi 5 anni della mia vita li ho vissuti in barca a vela. Con mio fratello maggiore facevamo sempre snorkeling, fin da bambino mi sentivo bene in acqua, infatti all’età di 8 anni scendevo già a 15 metri.

Poi abbiamo venduto la barca e per tanti anni ho praticato sport che avevano a che fare con l’acqua ma niente apnea… ho scoperto poi che era uno sport che avrei potuto iniziare da quando avevo 22 anni e vivevo a Londra.

Ho deciso di fare una vacanza ai Caraibi per provare l’apnea; mi è piaciuta subito ed ho fatto un corso con Umberto Pelizzari. Questo 7 anni fa, nel 2003, era il primo anno in cui iniziavo a fare apnea.

Ormai sei uno specialista nella rana sub, perché hai scelto questa specialità?
Ho sempre ammirato questa disciplina perché la reputo la più pura per fare apnea perché non ci sono pinne o altro ma solo l’utilizzo della forza del corpo, il movimento è bello perché coinvolge tutti i muscoli del corpo come se fosse una danza, i movimenti sono lenti e c’è un bel ritmo in questo stile.

Per me è sempre stato l’espressione più pura dell’acquaticità umana.

Quali sono i tuoi pensieri mentre scendi nel blu?
È una domanda che spesso mi fanno ma è difficile spiegare perché il mio obiettivo è di ridurre i pensieri il piu’ possibile; cioè di allungare la distanza tra un pensiero e l’altro, quindi se mi capita un pensiero, soprattutto un pensiero negativo, durante la discesa non cerco di forzare per portarlo fuori dalla mia mente ma cerco solo di non dare interesse a quel pensiero.

Nella discesa quando oltrepasso i 50/60 metri diventa più facile perché la pressione e la narcosi dovuta all’anidride carbonica e l’azoto fa si che i pensieri svaniscono, perciò anche se il tuffo dura 3-4 minuti non sembra che sia così, sembra che è passato mezzo minuto, un minuto.

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I record di oggi sono veramente impressionanti in quasi tutte le discipline, hai in mente un obiettivo da raggiungere?
Ho sempre obiettivi da raggiungere soprattutto nella disciplina rana sub, mi sto anche allenando con la monopinna e anche in immersione libera anche perché alla gara di aprile dovremo fare tutte e 3 le discipline per decidere chi sara’ l’apneista piu’ completo nelle 3 discipline.

La rana sub è la tua tecnica preferita o preferisci altre tecniche come il costante?
Si, la rana sub è la mia disciplina preferita ma non disdegno anche tutte le altre. Mi piace il movimento dell’assetto costante con la monopinna, e l’assetto variabile, mentre le discipline in piscina non mi piacciono molto ma sto iniziando ad avere più passione alla dinamica a rana mentre la statica non sarà mai mia amica.

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Magari un giorno potresti tentare un record mondiale nelle acque italiane, cosa ne pensi?
Un record mondiale nelle acque italiane sarà difficile, perché anche se mi piace molto il mediterraneo le condizioni meteorologiche non sono stabili e se progetto un record in agosto è possibile che tira un maestrale per le 2 settimane precedenti al tentativo di record.

Qui alle Bahamas invece non ci sono questi problemi e posso allenarmi tutti i giorni e mi da più continuità nell’allenamento ed è la cosa piu’ importante, quindi non so se ci saranno nel futuro altri record fatti in mare perché è difficile da organizzare e alle profondità che si stanno raggiungendo in questi anni è difficile in quelle condizioni.

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Hai dei consigli da dare ai lettori per migliorare la propria performance nella rana subacquea?
Il consiglio che posso dare senza essere sul bordo della piscina è che il gesto della rana olimpica in superficie è molto simile a quella subacquea, la cosa migliore sarebbe prendere un insegnante di nuoto che conosce bene quello stile e cercare di miglioralo.

Conosci la disciplina Skandalopetra? L’hai mai provata?
Si conosco bene la skandalopetra, la facciamo anche noi nel blue hole, però per evitare che il blu hole si riempia di sassi usiamo un peso, l’abbiamo messo alla fine del cavo così ti porta giu e poi lo usi per risalire, è una disciplina molto bella, lasciarsi andare attaccati a un peso che ti porta giu nel blu.

Hai mai pensato di tentare un record con la Skandalopetra visto e considerato che ottieni ottimi risultati a corpo libero?
Non ho pensato di fare un record in skandalopetra perché non è una disciplina omologata dall’Aida, ci sono diversi apneisti che hanno fatto record facendo skandalopetra, quando io lo faccio è per divertimento e basta.

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Durante le tue discese che percentuale ha lo sforzo fisico e lo sforzo mentale/di rilassamento?
Non posso dare delle cifre, perchè sto provando a minimizzare entrambi: lo sforzo fisico e quello mentale per scendere e salire. Posso dire che all’inizio della discesa utilizzo più lo sforzo fisico per superare l’assetto positivo poi nella caduta libera cerco di avere una posizione più idrodinamica e rilassata possibile e di avere la mente libera e di lasciare degli spazi tra un pensiero e l’altro.

Nella risalita è vero che sto nuotanto per tutto il percorso però ci sono delle piccole pause tra la gambata e la bracciata e viceversa, non sono lunghe come quella che si fa in piscina però mezzo secondo c’è tra una e l’altro, quel mezzo secondo ti permette di recuperare anche se è poco, questo è il bello della rana perché è così che diventa una specie di danza, ci sono momenti pausa, di scivolamento, di sforzi e di recupero.

Si, forse la percentuale fisica e mentale non si può paragonare, però quella mentale è minima, non devo convincermi di andare giu, non lottare contro me stesso e quindi è maggiormente fisica.

Secondo te, quando un apneista può definirsi “completo”?
Non siamo mai completi al confronto con l’acqua, stiamo sempre imparando ed ascoltando, se pensi di essere arrivato e di non poter imparare di più allora stai mancando qualcosa di importante di questa disciplina come di qualsiasi sport.

Sicuramente un apneista quando sta scendendo oltre i 30 metri dimostra di saper gestire una situazione di sicurezza e di essere consapevole delle propie emozioni.

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Che ne pensi degli apneisti italiani? C’è qualcuno in particolare che ammiri di più?
Umberto Pelizzari è stato il mio istruttore nel 2003, poi l’ho affiancato nel corso istruttore 2004. Durante quegli anni stavo in Sardegna per le vacanze estive, vivevo dove sta anche Umberto, a Santa Teresa di Gallura, ammiro molto Umberto è stato forse l’apneista più bravo di tutti i tempi.

Purtroppo in questi ultimi anni non ci sono protagonisti così forti italiani, a livello mondiale c’è Federico Mana che è stato il primo italiano ad arrivare a -100 metri, credo che lui ha grandi potenzialità a livello mentale e di tecnica che gli permetteranno di arrivare ancora più fondo.

L’italia ha una buona base di apneisti, ci sono più apneisti in italia che in altre parti del mondo, non sono al corrente però del lato burocratico, ho sentito che ci sono dei problemi e polemiche tra le diverse organizzazioni per gareggiare in assetto costante. Spero che in Italia la situazione si risolva e che ritorni ad essere ancora uno dei paesi più forti al mondo.

Sei sempre stato apneista o anche pescatore in apnea?
La pratico ma non sono molto bravo. Sopprattutto nel mar mediterraneo non mi difendo bene in confronto con i più bravi italiani, ho preso una cernia di 12 kg e una ricciola 25 kg, non ho mai preso un dentice, non riesco nemmeno a farli avvicinare!

Mi piace molto la pesca sub specialmente qui alle Bahamas. Qui non si possono usare i fucili subacquei, ci sono delle specie di fionde,Hawaiian Sling, questo rende la pesca in apnea piu’ difficile, però si riesce a pescare ugualmente e i pesci sono più facili da prendere rispetto al mediterraneo.

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Usciamo spesso a pescare sia con le barche che partendo da terra, portiamo delle grosse bacinelle in modo tale da mettere subito il pesce pescato li dentro per evitare che gli squali diventino aggressivi, sono molti quelli della barriera corallina e se lasci i pesci in acqua ti aggrediscono.

Le prede qui sono molto belle ci sono cernie, sgombri, dentici enormi (ce ne sono 3 tipi), ra cui il cuberas che raggiunge i 50 kg. Il più grande che ho preso è di 10 kg, però ne ho visti anche sopra i 40 kg.

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Che tipo di pesca preferisci? Quanto durano le tue apnee in azioni di pesca?
Qua nelle Bahamas è diverso dal mediterraneo perché peschiamo su un fondale che non è basso e poi abbiamo attrezzatura diversa, non è necessario fare lunghe apnee però bisogna avvicinarsi al pesce per via dell’attrezzatura: la lancia non è legata al fucile quindi non appena hai sparato devi continuare a seguire il pesce per prenderlo. E’ molto importante quindi spararlo bene perché altrimenti può facilmente liberarsi.

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Sono necessarie lunghe apnee per prendere un pesce o conta più la tecnica?
Lunghe apnee non sono necessarie però bisogna fare molte apnee consecutive, a volte si riemerge per prendere fiato e si scende nuovamente. Quando usciamo con la barca stiamo fuori dall’alba al tramonto pescando così: apnee mai più lunghe di 1 minuto, 1 minuto e 30 però una dopo l’altra, questo è un buon allenamento perché anche quando mi alleno al blu hole faccio lunghe apnee e questa della pesca è più ipercarpnica e più pronunciato.

E’ un modo di pescare un pò come la disciplina della rana: con un’attrezzatura quasi inesistente, solamente una lancia, un pezzo di legno con una gomma che si usa per tirare.

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Programmi per il futuro?
Alcuni programmi sono top secret!
Non li posso raccontare, certo tenterò altri record mondiali sia nella rana sub che nelle altre discipline. Vorrei anche fare altri tuffi come quello che ho fatto a Dahab dove ho attraversato un arco che stava a 58 metri di profondità, è stato difficile fare questo tuffo perché non è il solito su e giù per il cavo.

Sto lavorando su un documentario che uscirà l’anno prossimo, poi vorrei creare la mia scuola di apnea qui alle Bahamas. Vorrei inoltre usare il mio nome per dare più attenzione allo stato dell’oceano e del mare, noi ad esempio facciamo sempre pulizia delle spiagge perché arrivano molti pezzi di plastica provenienti dal mare.

Grazie Jimmy per la bella chiacchierata.

Grazie a te William!

A cura di Jimmy Muzzone
Foto di Igor Liberti                                                                                                                                                                    
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