Riccardo Andreoli

Riccardo Andreoli: the blue water hunter

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Ciao Riccardo,

Inizio col chiederti da quanti anni pratichi la pesca in apnea? come hai iniziato?
Non si chiedono queste cose alle persone di una certa età!!! :D
Scherzi a parte, ho cominciato assai presto a metter la testa sott’acqua, come ho già raccontato altrove. A pescare davvero, nel senso di prender pesci con un fucile subacqueo, un po’ più di quarant’anni fa. E non ho mai smesso.

Ho cominciato nell’alto Adriatico, che forse non è il più invitante dei mari per un pescatore subacqueo, ma quello è ciò che avevo a disposizione, con un fucile a molla di cui conservo ancora ricordi a metà tra l’aurea reminiscenza del “buon tempo passato” e la costernazione dell’aggeggio terribile. Riempito di grasso puzzolente cigolava come tutte le anime dannate dei fantasmi di Venezia, e sputava un’asta rugginosa con un cinque punte in ferraccio, ché all’epoca altro non c’era, costantemente storto per gli impatti contro gli scogli. Me lo rubarono dei balordi che un anno entrarono in casa, per buttarlo poi certamente via. Altrimenti farebbe certamente bella mostra di sé nel reparto “fucili del passato” di cui ormai ha una imbarazzantemente ricca collezione.

Le prede, gli infiniti branchi di cefali maggiori e dorati che all’epoca sciamavano tra le alghe e gli scogli delle dighe foranee, luoghi deputati delle mie prime avventure.

Hai mai frequentato una scuola di apnea? Oggi la consiglieresti?
Scuola di apnea? A malapena quando ho cominciato si sapeva cosa volesse dire la parola!
Ricordo ancora quando, finalmente preso il coraggio a due mani, osai fermare uno dei pescatori subacquei, con la cintura zeppa di pesci. Vista di incredibile invidia e ai miei occhi certa dimostrazione di eccellenza… e mi senti consigliare i tappi auricolari, e me li mostrò, per risolvere il problema del “male alle orecchie” quando si scendeva più di qualche metro! E ricordo ancora che scoprii le meraviglie della compensazione in un libro o in un articolo. La memoria non è chiara dopo tanti lustri e me ne dispiace assai. Un’informazione quindi esclusivamente cartacea.

Oggi consiglierei senz’altro un corso di apnea a tutti coloro che intendono pescare sott’acqua. Il livello della preparazione, teorica e pratica, che si può raggiungere in questo modo è inarrivabile per chi pensasse di “cominciare da solo”. Per non parlare delle prestazioni!

Preferisci la pesca in mare oppure neglio oceani? Perchè?
Non è davvero questione di luogo quanto di prede.
Ci fossero, per assurdo, i marlin, o i vela oppure i wahoo eccetera in Mediterraneo sarei ben felice di pescare nel Mare Nostrum senza le lunghissime e complicate trasferte che l’oceano obbliga. Correzione, ci fossero ed avessero l’abbondanza che hanno in Oceano. Perché sono amaramente certissimo che, anche queste specie sarebbero andate da noi incontro allo stesso triste fato di pressoché estinzione dei tonni. O delle ricciole, per amara, passata, personale esperienza.

Ad enorme vantaggio dei viaggi oceanici devo però far pesare le persone che a fianco dell’oceano e d’oceano vivono. Nei miei viaggi ho potuto incontrare popolazioni appena sfiorate da quanto l’epoca moderna crede di dare per scontato, in cui le antiche tradizioni sono presenti e non discusse. In cui gli stessi pensieri, usanze e modi d’essere sono quelli del villaggio di secoli fa.

marlin

 

 

Hai un compagno di pesca?
Ho avuto compagni di pesca, carissimi amici e complici di mare e di pescate per anni ed anni. Pian piano si sono allontanati per i casi della vita e, negli ultimi anni, dall’obiettiva complicazione di viaggi lunghi, intricati e talora francamente costosi. Rimpiango certamente la presenza di qualcuno che mi guardi la nuca quando in qualche sperduta secca del Pacifico, ad ore di incerta barca dalla terraferma, mi immergo in solitario. Di più, ricordo con nostalgia la condivisione di tempi e avvenimenti che un compagno di pesca affiatato può dare.

Quale tecnica di pesca utilizzi?
Principalmente la pesca nel blu.
Attrezzature pesanti, calibrate per prede potenzialmente massimali, talora da inventare volta per volta. A volte passare ore ed ore non dico a non prendere un pesce ma letteralmente a non vedere altro che un po’ di plancton e molecole d’acqua in agitazione. Perché la corrente è sbagliata, perché sta arrivando una tempesta, ancora oltre l’orizzonte e i pesci sono sprofondati ben oltre le possibilità dei richiami di interessarli, perché la luna non è al punto giusto… i perché per NON prendere un pesce sono sempre infiniti. Ma talora arrivano pesci incredibili…

A quanti metri solitamente peschi?
Il meno possibile!
Nel blu, la lotta, e l’abilità, sta nel convincere il pesce a salire, a venire a vedere il pescatore, interessante oggetto d’attenzione, e non, in generale, a scendere negli infinti abissi a prenderselo. Certo alcune specie te le devi andare a conquistare ben giù. I tonni a denti di cane (Gymnosarda unicolor) nel Pacifico per esempio. Più fiato hai più è grande il tonno che puoi catturare. Sempre in generale, naturalmente. Oppure le ricciole falcate (Seriola rivoliana) in Atlantico. Specie che vivono profondissime, i pescatori di superficie le prendono col jigging ben oltre i cento metri, sott’acqua te le devi sudare a trenta e più metri, se hai fiato.

Quali sono le tue prede preferite?
Qualunque specie del blu che sia sportiva. E che magari io non abbia ancora presa. Certo che anche le specie più comuni, come il wahoo, oppure la lampuga o qualche specie di carangide, son proprio divertenti da pescare!

wahoo

Il pesce piu’ grande che sei riuscito a pescare quale è? quanto pesava?
Se parliamo di pesi puri, qualche tonno rosso (Thunnus thynnus) preso nel Mediterraneo sui sessanta chili, la foto che apre l’articolo è appunto di uno di quelli, e un tonno pinne gialle (Thunnus albacares) preso in Atlantico, di poco sotto ai settanta chili. In Mediterraneo ho un personal best sulla ricciola (Seriola dumerili) di 42 kg e sul dentice (Dentex dentex) di 13.2 kg.

Ho tentato, davvero tentato seriamente, di più, accanitamente, di prendere ben altre prede ma il buon Poseidone non mi ha sorriso. Non ancora…

Hai il racconto di una cattura che ti è rimasta impressa? Ce la potresti raccontare?
Questa volta una non-cattura. La prima frenesia da cibo di un branco di squali.

Western Australia, lo sperduto Ningaloo Reef, 1200 km a nord di Perth per trovare gli Spanish mackerel (Scomberomorus commerson), uno Scombridae dalla mandibola pesante, parente dei tonni, che può raggiungere settanta corposi chili. Si pescava con amici australiani. La tecnica lì è quella del burley, una variante down-under della pasturazione. Si va in barriera, si pescano un po’ di carangidi corposi senza timore di nemmeno intaccare la strepitosa quantità di vita della barriera corallina, ci si sposta poi sulla caduta dove i predatori congregano. Lì si ancora la barca, si legano i carangidi a mazzo ad una catena a poppa e si procede a farli a pezzettoni. E i predatori in quell’orgia di pesce gratis arrivano, eccome. Prima di tutto gli squali. Compresi i tigre che da quelle parti sono abbondanti. Mescolati agli squali ogni tanto ecco anche gli Spanish.

Eccomi lì immerso, ad aspettare, quando arriva un brancotto di Spanish. Cauti, diffidenti, lenti. Un po’ di manfrina per farli arrivare a tiro, uno sguardo ai quattro – cinque squali in vista sotto le pinne, il che vuol dire almeno il doppio appena oltre il limite di visibilità, sparo. Preso ma per l’Australia non bene, non fulminato. Il che vuol dire immediatamente, lo so, litigio coi selacei. Lo Spanish scappa, scende. Tre squali salgono. L’asta in corpo limita le possibilità di fuga, i predoni gli sono addosso. Io recupero furiosamente, lo Spanish è bello, non voglio farmelo fregare. Squali e Spanish, tutti convergono quattro metri sotto le mie pinne. Io recupero ancora, il  pesce è intatto, forse forse ce la faccio. Ahimè no, il primo squalo, il più vicino e più grosso anticipa una curva, riesce a mettere i denti addosso allo Spanish, scrolla il testone, si dibatte, lo sbrana, porta via metà del dorso lasciandosi dietro una rovina pressoché immobile da cui il sangue esce a fiotti.

Il finimondo. Gli squali, che improvvisamente realizzo essersi moltiplicati tanto da averne due metri sotto le pinne una decina e più, impazziscono. Pallottole grigie che si fiondano sulla preda immobilizzata, a sbranare, a mangiare prima che altri mangino. I primi cioè, quelli abbastanza vicini o prepotenti da arrivare al pesce. Gli altri nuotano a velocità d’attacco contro qualunque cosa possa sembrare anche lontanamente commestibile. In questa categoria di colpo, e quella prima volta è stata una sensazione forte, ricade anche il subacqueo, ormai lì, vicinissimo. E disarmato perché l’asta è persa da qualche parte dentro a quella nuvola di sangue e alla sfera di corpi frementi e bocche dentate. A sbatter via a puntate del fucile ridotto a bastone squali che arrivano quasi contro. Ho in mente flash staccati, chiarissimi, di forme a siluro, la bocca spalancata, che si precipitano da sotto, da dietro, da destra quasi in superficie, la dorsale a schiumare.

In pochi, lunghissimi istanti, tutto è finito. Perfino il non eccelso cervello degli squali presto realizza che la festa è conclusa, che da mangiare non v’è più nulla, il pesce, venti e passa chili, evaporati in forse quaranta secondi.

ricciola

Programmi futuri?
Poffarbacco! Prendere quei mostri che sto inseguendo da ANNI!

Grazie mille per la tua disponibilita’ Riccardo!

Vi consigliamo di fare un salto sul sito web di Riccardo, www.xiphias.itricco di racconti bellissimi.
A cura di Jimmy Muzzone

Blog ilovepescasub.com