Patrick Musimu

Patrick Musimu: oltre il limite

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Abbiamo intervistato uno dei più forti apneisti al mondo, il recordman Patrick Musimu, che ci ha anche anticipato il suo prossimo record no-limits, oltre i 200 metri.

Prima di tutto, potresti parlarci un pò di te e di come sei entrato nel mondo del’apnea?

Il mare non faceva parte della mia vita all’inizio. Ho imparato a nuotare guardando gli altri. La cosa più vicina al controllo della respirazione di cui ho ricordo sono le sfide con gli amici a chi tratteneva il respiro più a lungo, quando avevo undici anni e vivevo a Kinshasa. Io riuscivo a restare in apnea per due minuti prima di avere le vertigini.

Ho praticato diversi sport e attività. Una volta durante un incontro di boxe ho ricevuto un bel pugno sul naso che mi ha deviato il setto nasale. Questo incidente, apparentemente lieve, ha avuto conseguenze inaspettate. All’età di 27 anni, dopo aver lasciato Bruxelles con la mia partner per diventare istruttore di immersioni a Bonaire (Caraibi olandesi), ho realizzato che avrei avuto bisogno di un intervento chirurgico per poter fare bene il mio lavoro.

Quindi nel 1999, di ritorno a Bruxelles, aspettando che mi operassero, ho scoperto l’apnea leggendo una rivista. Questa rivelazione divenne presto una passione travolgente. La filosofia contenuta in questa disciplina coincideva perfettamente con quella contenuta nelle arti marziali: “un bisogno continuo di andare oltre i propri limiti fisici e mentali”.

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Oggi, chiunque utilizza tecniche di respirazione e yoga per avvicinarsi all’apnea, anche tu ne fai uso?

Le tecniche di respirazione sono parte del mio vivere quotidiano ma non ho mai seguito alcun corso di yoga. L’apnea profonda è di fatto una forma di yoga per me. Certamente, ogni attività praticata con assiduità e perseveranza può portarti ad un maggior livello di consapevolezza, così anche la pittura o le arti marziali… e l’apnea naturalmente. Le appropriate tecniche di respirazione per me sono parte di un processo che conduce alla focalizzazione e al controllo del mio flusso di energia.

Faccio uso di tecniche di respirazione, rilassamento e sessioni di automeditazione che mi aiutano nella concentrazione e nell’equilibrio.

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Spesso nel corso delle interviste, omettiamo di dire le cose più interessanti e utili, dunque volevamo chiederti quali sono nella fattispecie le tecniche di respirazione di cui fai uso prima dell’immersione?

Non c’è uno schema preciso. Penso che gli apneisti tendano ad imporsi con delle tecniche che hanno visto, imparato o copiato. La cosa importante è usare uno schema proprio. Agli inizi (prima ancora di immergermi per la prima volta) ho trascorso due mesi sperimentando ogni tipo di tecnica di respirazione (profonda, poco profonda, lenta, veloce…) e concentrandomi sulle sensazioni che provavo (pace, battito cardiaco accelerato, sedazione, calore…).

Confucio diceva:  sento e dimentico, vedo e ricordo, faccio e capisco. Comprendere ciò che fai e perchè lo fai è la chiave per progredire.

Potresti spiegarcelo tecnicamente?
Penso che spiegarlo tecnicamente non aiuterebbe molto. Non esiste un singolo schema di respirazione, ma tanti quanti sono gli stati psicologici e fisiologici. Per esempio ciò che può essere una mia consuetudine durante l’apnea statica non lo è per l’apnea dinamica, che a sua volta è diversa dagli esercizi che precedono il No limits o le immersioni poco profonde.

Comprendo che chi ci legge possa volere dei punti di riferimento, quindi proverò a descrivere lo schema respiratorio che seguo prima di un’immersione No Limits:

tra l’ultima immersione di riscaldamento e l’ultima immersione profonda conto un lasso di tempo di 10-14 minuti di riposo. Respiro lentamente attraverso il naso fino a 2 minuti. Bisogna fare attenzione a continuare a respirare attraverso il naso durante questo lasso di tempo onde evitare un’inconsapevole iperventilazione. A meno 2 minuti modifico il mio schema respiratorio e comincio ad inalare profondamente (ma sempre lentamente) attraverso il naso ed esalare passivamente attraverso naso e bocca (uso la glottide per controllare l’espirazione). A meno 30 secondi faccio due tre respiri più profondi e veloci attraverso la bocca, associandoli ad un controllo attivo dell’espirazione attraverso la bocca.

Importante: il tempo impiegato in ogni fase respiratoria varierà a seconda dell’ambiente e seguirà i cambiamenti fisiologici che percepisco.

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Leggo sul tuo sito che ti stai allenando per un nuovo record nella disciplina del no limits, ti va di parlarcene?
Progetto di esplorare nuovi confini umani sotto i 200 metri. La preparazione è divisa in due fasi. La prima è finita con una sessione di 139 metri a gennaio quest’anno. La seconda è in programma per i mesi a venire fino a 160/170 metri di profondità. L’evento dovrebbe aver luogo in Italia. Il mio partner SECTOR e io stiamo concordando l’organizzazione.

Che tipo di preparazione atletica porterai avanti per raggiungere il record?

La ricerca della perfezione mi spinge sempre a bilanciare il corpo con lo spirito.

A. Il corpo:

I 209,6 metri conquistati nel 2005 rappresentavano di certo un distacco di quasi 40 metri rispetto all’ultima esplorazione dell’uomo nell’universo conosciuto (un distacco non ancora colmato ad oggi). Nel 2004, mentre mi preparavo all’impresa, il mio allenamento era un saggio di ciò che avrebbe dovuto sopportare il mio organismo. Effettuavo quindi degli esercizi anaerobici brevi ma estremi che spingevano il mio organismo ai limiti e l’obbligavano ad adattarsi.

Oggi tutto è diverso. L’ignoto mi è stato rivelato. E il mio obiettivo è l’arte dell’apnea come filosofia di vita e salute fisica e spirituale. Il mio allenamento è volto a questo. Non è che dolcezza e piacere. A titolo informativo, un’attività aerobica di 20 minuti, e 2 sedute quotidiane di esercizi specifici di potenziamento muscolare costituiscono oggi l’essenziale della mia preparazione.

Attenzione però: frutto di anni di riflessione e di progressi, questa descrizione per sommi capi non rende la moltitudine di dettagli che accompagnano ciascuno dei miei movimenti, men che meno la logica che sta alla base di ogni sequenza di movimenti.

B. Lo Spirito:

Il lavoro mentale mi ha portato a sviluppare una tecnica che ho momentaneamente chiamato “Off-Thought Breathing (OTB)”. Questa si basa sulla respirazione come crocevìa delle emozioni, un apprendimento che ho sviluppato e integrato nel mondo del business e dell’impresa. La tecnica OTB consente, fra le altre cose, di vincere l’insonnia da stress cronico (causato da preoccupazioni professionali, personali ecc.) senza l’ausilio di medicine. M’impegnerò sicuramente a diffonderla su larga scala in futuro.

In seguito a questo tipo di ricerca, la mia evoluzione personale mi ha portato in maniera naturale a curare la psiche attraverso delle sedute di meditazione, sulla base di osservazioni personali, che oggi pratico quotidianamente prima di andare a dormire.

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Recentemente hai parlato di una nuova tecnica che hai sviluppato, che è l’esatto opposto di ciò che tutti gli altri hanno fatto fin’ora, parlo degli ultimi respiri prima dell’immersione. Molti usano la tecnica della “carpa” per cercare di incamerare più aria possibile, ma tu hai trovato qualcosa di nuovo, se ho capito bene… potresti spiegarci di che si tratta?

Il concetto di prendere meno aria per l’immersione non è nuovo. Applicarlo a grandi profondità rappresenta un’innovazione e una sfida. Come la totalità degli apneisti nel mondo, anch’io avevo bisogno di sovrapressurizzare i polmoni per l’immersione profonda. Oggi riesco a scendere in profondità con i polmoni pieni più o meno al 45%. E penso che un giorno sarò in grado di raggiungere grandi profondità con solo il 30% di aria.

Per fare questo, due parametri dovevano essere ridefiniti:

1. Portare la tecnica Air Cavity Flooding (usata dal 2004) ad un nuovo livello;
2. Preparare il mio organismo a funzionare con ancora meno O2.

L’Air Cavity Flooding è una tecnica basata sull’acqua anzichè sull’aria.

Il principio: i liquidi sono incomprimibili, ciò significa che se le cavità nasali e auricolari sono piene di acqua, non si sottometteranno piu’ alla pressione.

Perchè incamerare meno aria? L’idea è quella di aiutare a preservare il sistema cardio-circolatorio e di emulare alcune specie di foche, le quali a stento riempiono i polmoni prima di immergersi a grandi profondità. Esistono diverse teorie a tal proposito: lo fanno per galleggiare? per ridurre il livello di azoto e i rischi di incidenti da decompressione?…

Recentemente hai battuto un record con Karoline Meyer, perchè hai deciso di cimentarti in un record in Tandem?
Considerando il mio stato mentale, era la cosa più logica da fare.

L’idea è nata all’inizio del 2009, quando mi trovavo in Francia per scendere i 60 metri con uno slittino su cui sedeva un apneista francese. Arrivato ai 60 mt di profondità ho dato una pacca sul petto al mio partner, sopraffatto dall’esperienza che stavamo condividendo laggiù. Da quel momento è cominciata la mia ricerca di un buon partner di tandem che mi permettesse di perpetrare quell’esperienza.

In questo tipo di immersione lo spirito di gruppo prevale. Non c’è un anello debole perchè entrambi gli atleti devono essere sincronizzati e aiutarsi a vicenda per raggiungere un obiettivo comune. Credo molto nel tandem per la tecnica del No Limits. Oggi non saprei neanche contare il numero di immersioni in tandem che ho avuto la possibilità di fare.

Il mio record con Karol ripercorre una pratica molto valorizzata da Pipin Ferreras e Audrey Mestre, anni fa. Penso che il suo successo sia dovuto più alla comunicazione profonda tra esseri umani che alla performance stessa. Molti apneisti mi hanno chiesto di condividere quest’esperienza, che conto di rivivere al più presto.

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So che pubblicherai un libro intitolato “209 metri sotto il mare” sarà stampato anche in italiano?
Indovina un pò? Maredicarta sta per pubblicarlo in italiano e, naturalmente lo distribuirà in Italia proprio quest’anno.

Hai altri programmi per il 2011 oltre al record in No Limits?
Sì, sto già lavorando al mio prossimo libro: The Depth Equation. Che sarà distribuito in diversi volumi. Il primo volume è sul bilanciamento e descriverà nel dettaglio il metodo rivoluzionario e semplice che ho sviluppato per eccellere nel bilanciamento dell’aria in profondità. Questo metodo basato sulla logica e sulla semplicità ha aiutato molti apneisti a migliorare esponenzialmente le loro performances in un anno ed a raggiungere i 100 metri (ad esempio Andrea Zuccari – Italia, Karol Meyer – Brasile, presto anche Adel Abu Aliqua, UAE).

Ma i miei 2 migliori testimonial rimangono un apneista che in un giorno è passato dai 20 ai 50mt e un neofita che è arrivato ad immergersi con me in tandem a 76mt.

Come continuo a ripetere, il mio metodo rende i 100 mt accessibili a chiunque.

Sto pensando anche di fondare un nuovo tipo di scuola. Per chiarezza, l’idea non è quella di creare l’ennesima accademia che promuove l’apnea, bensì un istituto che aiuterà a colmare i vuoti dell’odierno metodo d’insegnamento (bilanciamento, preparazione mentale, strategia, pianificazione ecc.).

Grazie Patrick e in bocca al lupo!

A cura di Jimmy Muzzone
Foto: Jean François, Eric Petit, Cédric Bourgaux, Peter De Mulder

Blog www.ilovepescasub.com/