Mike Maric

Mike Maric: il re della monopinna

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Campione del mondo di Jump Blue 2004 ed ora istruttore apnea e monopinna, perchè non hai continuato con i record e ti sei dedicato all’insegnamento?

La scelta di interrompere con le competizioni è stata dettata da diversi e molteplici fattori quanto mai differenziati. Ho cominciato a gareggiare nel 2001, i Campionati Mondiali AIDA di Ibiza son stati la mia prima esperienza, dopodichè ho continuato fino al 2005, anno in cui a seguito della morte di un mio caro amico istruttore, compagno fidato di tante gare e avventure, ho interrotto per molti mesi la mia “vita in acqua”.

Ho trovato poi nella carica agonistica una motivazione per ritrovare il mare e le sensazioni perdute, tant’è che nel 2006  son ritornato vincendo il campionato internazionale Croato di JB, ero convocato ai Mondiali di Tenerife, ma ho rinunciato al posto in quanto non mi sentivo pronto, ma soprattutto sono stato assorbito da un progetto molto ambizioso dedicato all’amico scomparso. In questi ultimi anni, ho perso sicuramente un po’ la motivazione alle gare, non ne vengo attratto in modo particolare, inoltre anche se continuo ad allenarmi e anche molto, i miei impegni professionali mi portano a non avere più quella libertà mentale necessaria per affrontare l’agonismo di oggi.

Sei considerato il re della monopinna, perchè la monopinna e non altre specialita’?

Ti ringrazio per questa considerazione, mi considero semplicemente una persona che ha dedicato e continua a dedicare tantissimo tempo al mondo “monopinna”. La monopinna ha sicuramente cambiato la mia vita apneistica: un attrezzo così unico così particolare tale renderci simili al delfino, sogno e simbolo di ogni apneista. Son quasi 10 anni che mi impegno nella monopinna, in termini di conoscenza, studi, corsi, tecnica, ingegneri, produttori e via dicendo. In questo percorso sono stato davvero fortunato perché  ho conosciuto tanti anni fa Valter Mazzei, attuale CT Nazionale Italiana di Nuoto Pinnato, e con lui ho avuto modo di entrare nel mondo del pinnato e approfondire tanti argomenti, rielaborarli e portarli nell’apnea.

Inoltre, la forte amicizia che mi lega a sportivi del pinnato, quali Davide Manca, Anna di Ceglie o il grande Stefano Figini, mi ha creato delle basi sicuramente importanti. Da qui sicuramente, unire il mondo del pinnato alla mia esperienza di agonista e ancor prima ai 13 anni a fianco dell’inseparabile amico maestro Umberto Pelizzari, mi hanno permesso, credo, di diventare un valido riferimento per quanto riguarda l’insegnamento dell’immersione in apnea con la monopinna, anche se c’è sempre da imparare e molto da fare.

Quali sono  i tuoi pensieri quando fai un tuffo nel blu?

Il mio vero pensiero è quello di sciogliermi completamente nell’elemento acqua e diventarne parte integrante. L’obiettivo è quello di concentrarmi completamente sul mio corpo, per perderne la materialità, concentrandomi sulle mie sensazioni,  cercando di non avvertire più il limite della mia pelle, dissolvere la fisicità materiale e non percepire più il confine tra corpo e acqua, ma sentirmi acqua in acqua. Interiorizzo molto ogni mio tuffo, che vivo come una sorta di “allunaggio”, dove non sono mai solo ma sempre accompagnato dalla umanità, intesa come presenza mentale di persone a me care che stanno nel mio cuore e nella mia mente.

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Nel campo della monopinna sei un professionista, puoi raccontare quali sono i benefici riespetto alle due pinne in termini prestazionali?

Insegnare la tecnica di nuotata con la monopinna non è facile, come altrettanto non facile è apprenderla, metabolizzarla e diventarne padrone. Uno dei vantaggi immediati è la percezione di essere decisamente più veloci: il problema è la gestione tecnica dell’attrezzo. Tutto il corpo dovrebbe essere coinvolto nell’utilizzo della monopinna, il che renderebbe maggiormente in termini prestazionali: stesse misure con maggior facilità rispetto alle due pinne. Diversi studi hanno dimostrato come il dispendio energetico della nuotata con la monopinna sia inferiore rispetto alla classiche bipinne.

Da qui, a cascata, si sono raggiunte misure importanti in piscina e quote più profonde in mare, derivate anche dall’evoluzione delle tecniche di compensazione: si parla anche di una facilità maggiore di compensazione legata al movimento ondulatorio della tecnica con monopinna. Ricordiamoci però che saper utilizzare bene la monopinna, richiede ore e ore, se non anni, di esercitazione, sia in piscina con pinne corte morbide, sia in palestra con esercizi mirati di allungamento e potenziamento:questa miscela permette di acquisire una grande sensibilità nel gesto tecnico, in modo da diventare padroni dell’ attrezzo, e avere un ottimo controllo nella tecnica di pinneggiata classica a due pinne, diventando sicuramente più eleganti. Inoltre, a livello emotivo, la discesa con la monopinna ricorda ovviamente il delfino, per cui,a mio avviso, ti cambia proprio il modo di porti in acqua e la percezione interiore di  immersione.

Tutti posso utilizzare la monopinna oppure ci sono limitazioni legati all’aspetto fisico?

Tutti possono utilizzare la monopinna, bisogna prestare attenzioni a due categorie: i bambini e gli adulti con eventuali problematiche diagnosticate. Attualmente i parametri minimi nel nuoto pinnato in Italia dopo 40 anni di studi in collaborazione con la Federazione Italiana Medici Sportivi sono: per chi ha compiuto 7 anni, è consentito l’utilizzo solo delle pinne (corte e morbide), dai 12 anni in avanti si può utilizzare la monopinna. Da qui in avanti ci si può sempre divertire, a meno che non ci siano particolari problemi tali da condizionare l’attività con la monopinna, ma si tratta di casi comunque supervisionati da medici specialisti. Detto questo, utilizzare la monopinna necessita comunque di un minimo di preparazione fisica di base che sia ben mirata, per cui bisogna affidarsi a persone competenti.

Quali differenze ci sono tra assetto costante con la monopinna e le due pinne? il record è lo stesso?

Ad oggi, nell’agonismo non ci sono classifiche separate tra le tradizionali bipinne o la monopinna: da quanto sopraesposto risulta abbastanza chiaro ed intuitivo come un tuffo in assetto costante risulti più semplice con la monopinna, tant’è che ormai non compete più nessuno con le due pinne da parecchi anni.

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Di quale materiale sono composte le monopinna e quali caretteristiche deve avere?

Le monopinne  sono composte dalla pala e dalle scarpette: quest’ultime possono essere industriali a stampo, quindi di gomma, oppure artigianali e costituite prevalentemente da neoprene. Le pale sono quanto mai differenziate: fondamentalmente son in vetroresina, carbonio o misto carbonio-vetroresina. In ambito apneistico vi è la tradizione a considerare il carbonio come materiale d’elezione, in realtà le migliori monopinna al mondo hanno alla pala in vetroresina.

Ciò che caratterizza la monopinna ideale è dato dalla lavorazione della fibra di vetroresina e dal sistema pala-scarpette (posizionamento di quest’ultime e loro inclinazione): il tutto è condizionato dalle caratteristiche antropometriche dell’atleta nonché dalla sua tecnica di nuotata. E’ difficile torvare la monopinna ideale, anche perché dipende dall’utilizzo finale che uno vuole farne. In linea generale, chi intende imparare deve sicuramente dotarsi di una mono semplice, facile, morbida ed economica. Una volta acquisito il movimento corretto, incomincia la parte più divertente, cioè la ricerca dell’attrezzo ideale.

Consigli un corso di apnea per poter utilizzare in modo corretto la mono? Perchè?

Sinceramente un corso di apnea può fornire una base importante per conoscersi e migliorare la propria percezione corporea in acqua, ma per utilizzare la monopinna suggerisco un corso di nuoto pinnato o un corso specifico di immersione in apnea con la monopinna. La base comune, per qualsiasi curioso ed interessato, è sempre l’utlizzo di pinne corte e morbide, un tubo frontale, tanta ore di allungamento/streching e tante ore d’acqua con esercizi specifici, oltre ad una buona dose di volontà. Con un approccio mirato e possibilmente curato da un valido istruttore, allora davvero si potrà imparare ad utilizzare correttamente la monopinna e poter nuotare come i delfini.

Ci sono stati negli ultimi anni moltissimi record mondiali in assetto costante con l’utilizzo della monopinna, Herbert Nitsch ha raggiunto un grandissimo risultato stabilendo il record con i suoi -120 metri, secondo il tuo parere grazie all’utilizzo di questo attrezzo si puo’ scendere molti metri ancora?

Il salto di qualità è stato fatto dall’evoluzione dell’attrezzattura, dall’incremento delle conoscenze mediche-scientifiche, dalla sperimentazione e acquisizione di nuove tecniche di compensazione e dalla grande diffusione dell’apnea, che da disciplina di elite, sta diventanto numericamente sempre più importante. Oggi siamo già a -122 di Stepanek, quote considerate utopistiche pochi anni fa’ e son convinto che ci son ancora ampi margini di miglioramento.

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Raccontaci l’esperienza piu’ bella che ti ricordi mentre eri nel blu con la tua monopinna

Nel mio cuore conservo diversi ricordi legati alla monopinna; sicuramente il momento del mio record mondiale di Jump Blu nel 2004 è stata una svolta nella mia vita e la seconda tappa risale a pochi mesi fa, quando ho preso parte ad una spedizione, la “dolphin expedition” e son riuscito a nuotare ed interagire nell’oceano con i delfini selvatici.

Progetti futuri?

Il futuro prevede davvero tanti impegni: con il mio coach Valter Mazzei e l’inseparabile Stefano Figini, stiamo realizzando un libro sulla monopinna. Questo è il progetto più ambizioso che stiamo portando a termine. Con l’amico Federico Mana abbiamo tantissimi corsi in cantiere sulle tecniche di compensazione in Italia e all’estero, e con il mio maestro, Umberto Pelizzari, ho la fortuna di collaborare e di aiutarlo in tantissime sue esperienze in giro per il mondo.

A cura di Jimmy Muzzone                                                                                                                                                          
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