Ilaria Bonin

Un record dopo l’altro: Ilaria Bonin

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Ciao Ilaria, sei diventata in poco tempo un’avversaria scomoda per molti atleti conquistando diversi record.

Chi è Ilaria? Parlaci un pò di te e di come hai iniziato ad avvicinarti al mondo dell’apnea e perché.
Ilaria, già il nome dice molto di me. I miei genitori hanno scelto di chiamarmi così proprio per il significato di gioia e felicità e credo che nessun altro nome sarebbe più adatto! Ho 27 anni, amo le cose semplici e penso che il bicchiere sia sempre mezzo pieno.

Ho sempre amato l’acqua, ma il mare è sempre stato un mio grosso limite. Ci andavo tutte le estati con la famiglia e passavo le ore a pescare conchiglie e sassolini in qualche metro d’acqua, ma per spingermi un pò oltre ho sempre avuto bisogno della compagnia e della sicurezza di mio papà. Nell’estate 2007, durante la pausa estiva degli allenamenti della pallanuoto, ho deciso di frequentare un corso di apnea, un Discovery per l’esattezza, con Pianeta acqua, la scuola di Gaspare Battaglia.

L’approccio è stato meraviglioso, soprattutto con le lezioni di rilassamento e respirazione, così a settembre ho iniziato il primo livello e negli anni successivi ho seguito gli altri. Credo che la scoperta dell’apnea sia arrivata nel momento giusto, un periodo in cui ero molto stanca dell’agonismo e dell’impegno pallanuotistico e volevo riflettere su me stessa e sul come proseguire l’anno successivo. L’apnea è riuscita a unire il mio amore per l’acqua, per l’agonismo e la voglia di superare il timore del mare.

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Da quanto tempo pratichi l’apnea?
Ho iniziato nell’estate 2007, nel 2008 ho frequentato il corso di Umberto Pelizzari e poi negli anni successivi ho seguito gli altri fino al novembre 2010 quando sono diventata istruttore AA. Nell’aprile  2009, dopo aver visto Gaspare in gara a Varedo, ho deciso di provare anche la via dell’agonismo, ma non avevo grandi mire, per me era un modo per avere la motivazione nell’allenamento e per misurami con me stessa.

Prima che iniziassi a praticare l’apnea, qual’era il tuo sport?
Ho giocato a pallanuoto per 15 anni, prima a Busto, poi a Milano, poi di nuovo a Busto. Proprio grazie alla pallanuoto sono venuta a conoscenza dell’apnea: giocavo infatti in squadra con Stefania, sorella di Umberto, e quando d’estate ci allenavamo in piscina scoperta spesso capitava di fare gli schemi o i tiri in porta con un ombra nera che passava avanti e indietro sotto di noi: era Umberto che si allenava!

Ci elenchi i tuoi record? Quale secondo te è stato il più bello?
Ad oggi, siamo a quota 5 record italiani:

-125 metri DNF a Saronno, 1 maggio 2010
-141 metri DNF, Asti, 9 maggio 2010
-5’55” STA, Asti, 9 maggio 2010
-119 metri DNF (in vasca lunga), Torino, 19 marzo 2011
-186,75 metri DYN, Torino, 20 marzo 2011

Il più bello è stato sicuramente l’ultimo, 186 metri e qualche centimetro con la monopinna… Se i record di rana sono arrivati in modo quasi “facile” grazie al mio passato pallanuotistico, questo record è stato invece sudato e preparato. Il movimento a delfino non era certo il mio forte e non lo è ancora, ma ho lavorato con impegno, costanza e sacrificio e il risultato è arrivato. Alla gara sono arrivata decisamente preparata e in gran forma, mentale e fisica, sopratutto grazie al mio allenatore Mike Maric, al mio preparatore atletico Luca Marazzina e ad Alessandro Vergendo, che mi ha seguito per la parte mentale.

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Ero determinata e convinta sapevo di aver lavorato bene e di poter raggiungere quella misura. In acqua mentre respiravo prima di partire, sapevo di avere tutti i miei amici vicino: ogni volta, ad ogni gara, raccolgo i loro sorrisi, i momenti più belli vissuti con ciascuno di loro e li porto con me, li sotto. Nell’ultimo minuto alle energie di coloro che mi vogliono bene ho aggiunto la mia determinazione, poi ho preso aria e sotto: tutto si calma, tutto si smorza, resto solo io, piena di energia e calore. Durante la prima vasca ho cercato il massimo rilassamento, morbida e fluida, tutto era liscio e pieno di luce; virati i 50 ho cambiato leggermente il ritmo, un pizzico in più di forza nelle pinneggiate, sempre con la carezza dell’acqua che mi accompagnava.

Ai 100 mezzo secondo di incertezza, nella mia testa una voce: “Le gambe sono già pesanti!” e subito l’altra: “Non importa, una pinneggiata alla volta, stai serena”. Dopo questo mini dialogo con me stessa, è come se avessi disattivato le sensazioni fisiche, da quel momento in poi ero solo testa. Conoscevo il mio obiettivo, volevo solo andare a prenderlo! Girati i 150 la vigilanza è cresciuta, ma sapevo di poter arrivare dove mi ero preposta, era solo questione di un pò di pinneggiate e qualche decina di secondi. La cintura che segnava le metà vasca è arrivata velocissimamente, la linea nera dei 185 poco dopo. “Ecco, sei arrivata, un sorriso e puoi uscire”, ho lasciato il testimone, con la mano sono andata a cercare la corsia per appoggiarmi, e mentre i giudici contavano io già sorridevo, non avevo alcun dubbio! Protocollo completato, tutta la piscina è in silenzio… dopo 15” arriva la bandierina bianca: è medaglia d’oro e record!

Quante ore ti alleni al giorno? Che tipo di allenamento segui?
L’allenamento occupa una media di 2,5-3 ore al giorno.

La base è sempre il nuoto, amo nuotare, mi rilassa, mi scioglie e mi fa anche fare fiato, cosa voglio di più? 2 volte a settimana vado in palestra, dove Luca mi prepara con lavori specifici e studiati. Statica una volta a settimana e poi non possono mancare due sedute di dinamica. L’allenamento fisico però non sarebbe così efficace se non fosse supportato da quello mentale: 2 o 3 volte a settimana eseguo degli esercizi specifici per la concentrazione, la visualizzazione e il rilassamento.

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Pratichi lo yoga e gli esercizi di respirazione?
Mi piacerebbe molto praticare Yoga costantemente, ma purtroppo per ora il mio diario giornaliero non me lo consente. Tuttavia pratico tutti i giorni degli esercizi di respirazione che mi hanno dato grandissimo beneficio.

In piscina (dinamica e statica) sei forte… pensi di partecipare anche a gare in assetto costante in futuro?
Da quando ero bambina sentivo parlare di Umberto e dei suoi record e questo ha creato in me un binomio inscindibile tra apnea e mare. Credo che l’apnea, quella vera, si faccia li, nel blu. Mio grande sogno è quello di imparare a scendere bene in assetto costante, con e senza pinne. In mare però ho ancora pochissima esperienza e per allenare la profondità bisogna avere la possibilità di poter stare almeno per qualche mese vicino al mare e ora non mi è possibile.

Noi ci siamo conosciuti durante una gara PSS, ricordo che in fase di preparazione alla gara ti sei estraniata da tutti e tutto…
Si hai ragione. Fino a che non decido che è ora di preparami rido, scherzo, mi distraggo, chiacchiero e cerco di stare fuori dal campo gara. Quando però arriva il momento di prepararsi allora esisto solo io: tappetino, mp3 e un luogo tranquillo, ecco ciò che mi serve. Ascolto le mie canzoni, respiro, mi rilasso, calmo il cuore e la mente. Poi visualizzo la gara, quello che sto per andare a fare, quello che voglio fare, tutto nei minimi dettagli.

Finita questa fase di solito mancano una ventina di minuti alla prestazione, allora mi alzo e mi attivo, pur restando molto concentrata. Preparo ciò che mi serve e mantenendo un minimo contatto con la realtà mi avvicino al campo gara. In quei momenti sono quasi assente, rispondo solo a voci che conosco e che ho registrato come importanti, tutto il resto può aspettare

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Oltre all’apnea ti stai appassionando anche alla pesca in apnea, ci racconti?
La pesca mi incuriosisce! Credo sia il modo più antico e bello di vivere il mare. Scendere nel blu, acquattarsi tra le alghe o tra le rocce e attendere… piano piano, come in un film, i pesci iniziano ad apparire e tutto si anima e prende vita. A volte, quando sono li in attesa, mi sembra di non trattenere il fiato ma di vedere tutto dal vetro di un acquario, un meraviglioso acquario di cui faccio parte anche io.

Questa mia descrizione dice molto del livello cui sono arrivata: sostanzialmente porto il fucile a fare il bagno, perché poi, meravigliata e incuriosita da quel che vedo, spesso mi dimentico di averlo e di utilizzarlo!

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Quali sono state le tue prime prede?
Un paio di polpi sfortunati e tontoloni! Io adoro i polpi e questo mi spinge ad andare a pesca in punti in cui so di poterli trovare.

Durante la pesca ti piace pescare alle stesse quote che usi per l’assetto costante in apnea, oppure preferisci cambiare completamente il modo di fare apnea?
Mi piace pensare la pesca come un momento di relax e divertimento, per cui raggiungo quote molto al di sotto del mio massimale, proprio per il semplice piacere di osservare il mare da un altro punto di vista. Quando vado a pesca mi godo le ore senza pensieri e senza stress, semplicemente inseguendo ciò che stuzzica la mia attenzione.

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Hai programmi per il futuro? Dei Record?

Programmi ne ho di sicuro, se no cosa mi alleno a fare? L’obiettivo di quest’anno per me è la nazionale, e di conseguenza i campionati del mondo CMAS a fine agosto.

Ti ringrazio per aver rilasciato a noi la tua prima intervista sul web :)

A cura di: Jimmy Muzzone

Blog www.ilovepescasub.com/