La compensazione 1 Andrea Zuccari

La compensazione consapevole: il Valsalva

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Ciao sono Andrea Zuccari, quando ho iniziato a fare apnea non mi sono mai posto il problema di come si facesse per compensare l’aumento della pressione idrostatica sul timpano durante le discese in apnea, perché da quando sono piccolo facevo ”un qualche cosa” e durante la discesa non sentivo fastidi.

Questo perché ho la fortuna di poter effettuare quella che in gergo viene chiamata “compensazione senza mani”. Con questa tecnica e con la totale ignoranza di come funzionasse, visto che mi veniva naturale, sono arrivato a profondità decisamente rispettabili (75/80 mt).

Nel 2006 divenni istruttore PADI e anche durante i corsi precedenti già avevo studiato un minimo le manovre di compensazione Valsalva eFrenzel ma obbiettivamente non è che avessi compreso precisamente come funzionassero. Quando si insegna ad un neofita della subacquea come compensare gli si chiede semplicemente “ stringi il naso con le dita, ok ora prova a soffiare … Hai sentito una leggera pressione all’interno dell’orecchio o un click?” se la risposta è positiva, gli abbiamo appena insegnato a compensare. Solo ora mi rendo conto quanto era sbagliato e quanto era approssimativo il mio metodo di insegnamento. Si, ora tutti gli istruttori staranno dicendosi: “… e ma che si insegna così? Ma no! Noi facciamo differentemente!” si… si… sarà ma io di colleghi che si spingevano oltre nelle spiegazioni non ne ho mai incontrati. Poi devo dire che quando c’è una bombola sulle spalle e i volumi polmonari durante l’immersione non variano e oltretutto siamo sempre a testa in su, non è così difficile compensare e la maggior parte della gente ci riesce istintivamente.

Per l’apnea la situazione cambia, ma devo dire che spesso le istruzioni che vengono date agli allievi non sono molto più approfondite, poi molti entrano in acqua per la prima volta si strizzano un pochino senza sapere neanche bene cosa stanno facendo e soprattutto senza sapere che organi stanno muovendo e in che modo. Spesso così facendo riescono con il tempo a fare immersioni anche oltre i minimi richiesti per diventare a loro volta istruttori di apnea.

Allora mi potreste chiedere cos’altro c’è da imparare? E poi perché? Da imparare c’è ancora veramente tanto e si chiama “Consapevolezza” ed è quella che manca alla gran parte degli apneisti, me compreso fino ad un paio di anni fa. Il motivo perché è importante imparare è per potersi godere diversamente ogni singolo tuffo, sapendo in ogni momento quello che sta succedendo all’interno del nostro corpo ed essere noi a comandare ogni singolo atto coinvolto nella compensazione alla conquista della profondità!

Nel 2008 volevo tentare di effettuare un tuffo in No Limits, con una slitta guidata a testa in giù, alla profondità di 100 mt. Non ce ne fù verso! Mi inchiodavo sempre tra i 75/85 mt. con maschera, tappanaso e carpando…. In tutti i modi il risultato non cambiava! Alla fine desistei.

L’anno successivo venne all’Only One Apnea Center a Sharm, luogo dove risiedo da circa 6 anni, Patrick Musimu. All’epoca io mi allenavo presso questo centro, ora ci lavoro e ne sono socio, e fui chiamato da Marco Nones (manager e proprietario) per incontrare questo Patrick che mi introdusse all’uso della tecnica di compensazione del Mouth Fill. Imparai tutti gli esercizi che mi furono insegnati, ma non riuscivo a metterli in pratica a causa della mia scarsa consapevolezza degli organi coinvolti nella compensazione. Da quel momento decisi di effettuare una ricerca a livello anatomico per comprendere come e cosa fosse coinvolto nei vari sistemi di compensazione e cosa più difficile iniziai un grosso e profondo studio su me stesso.

E’ stata una strada lunga e impervia anche perché all’epoca ancora non esistevano libri come quello ora in commercio di Federico Mana, ottima opera che descrive perfettamente come funzionano tutti i sistemi attualmente conosciuti di compensazione, tutto sarebbe stato più facile, ma forse mi avrebbe dato meno soddisfazione.

Durante i miei corsi di apnea non porto nessuno in mare prima di aver effettuato alcune lezioni di respirazione e poi di compensazione, perché ritengo che se non siamo in grado di gestire a secco una serie di esercizi preposti a imparare il controllo motorio degli organi coinvolti nei vari sistemi di compensazione, sarà impossibile poi compensare in modo consapevole una volta in mare, e trattenendo il respiro!

palato

Il primo metodo di compensazione che vi spiegherò è Valsalva, anche se ritengo che è il meno indicato per l’apnea. Questo non vuole dire che può essere saltato, perché è la via per poi comprendere tutti i sistemi successivi …. Con … si! Consapevolezza!

Partiamo dicendo che nel nostro corpo ci sono tre spazi aerei principali (notare che ho detto principali) i polmoni, la bocca (spazio Orofaringeo) e la cavità nasale. Questi sono messi in comunicazione tra di loro tramite delle “porte” la glottide tra polmoni e bocca e il palato molle tra bocca e naso. Vi assicuro che sono organi che se anche non sapete dove sono ubicati li avete tutti e li usate anche tutti i giorni, ma inconsciamente! Quello che dobbiamo fare è intanto capire dove sono e poi imparare a comandarli in modo … Consapevole!

Analizziamo il funzionamento di Valsalva: nel momento che voglio compensare farò salire il diaframma, muscolo posto alla base dei polmoni, questo movimento porterà una diminuzione del volume polmonare. L’aria contenuta nei polmoni sarà spinta verso l’alto e verso l’unica uscita e dovrà passare tramite la glottide che in posizione di riposo è normalmente aperta. Quest’aria arriverà alla bocca e qui dobbiamo scegliere come evitare che esca dalla stessa. Le scelte sono principalmente tre: con la chiusura delle labbra, utilizzando la lingua posizionandola dietro gli incisivi superiori e mi permetto di usare il termine blocco a T (coniato da Federico Mana) o effettuare la chiusura con la parte posteriore della lingua facendola toccare con la parte terminale del palato duro, blocco a K (coniato da Federico Mana). Questi due termini T e K derivano dal suono che si può emettere posizionando la lingua nei suddetti modi.

Il primo metodo di compensazione che vi spiegherò è Valsalva, anche se ritengo che è il meno indicato per l’apnea. Questo non vuole dire che può essere saltato, perché è la via per poi comprendere tutti i sistemi successivi …. Con … si! Consapevolezza!

Partiamo dicendo che nel nostro corpo ci sono tre spazi aerei principali (notare che ho detto principali) i polmoni, la bocca (spazio Orofaringeo) e la cavità nasale. Questi sono messi in comunicazione tra di loro tramite delle “porte” la glottide tra polmoni e bocca e il palato molle tra bocca e naso. Vi assicuro che sono organi che se anche non sapete dove sono ubicati li avete tutti e li usate anche tutti i giorni, ma inconsciamente! Quello che dobbiamo fare è intanto capire dove sono e poi imparare a comandarli in modo … Consapevole!

Analizziamo il funzionamento di Valsalva: nel momento che voglio compensare farò salire il diaframma, muscolo posto alla base dei polmoni, questo movimento porterà una diminuzione del volume polmonare. L’aria contenuta nei polmoni sarà spinta verso l’alto e verso l’unica uscita e dovrà passare tramite la glottide che in posizione di riposo è normalmente aperta. Quest’aria arriverà alla bocca e qui dobbiamo scegliere come evitare che esca dalla stessa. Le scelte sono principalmente tre: con la chiusura delle labbra, utilizzando la lingua posizionandola dietro gli incisivi superiori e mi permetto di usare il termine blocco a T (coniato da Federico Mana) o effettuare la chiusura con la parte posteriore della lingua facendola toccare con la parte terminale del palato duro, blocco a K (coniato da Federico Mana). Questi due termini T e K derivano dal suono che si può emettere posizionando la lingua nei suddetti modi.

bocca

palato-molle

compensa

Il blocco delle labbra sarà necessario impararlo solo per la pratica in futuro di altri sistemi di compensazione e per imparare la gestione della lingua, ma non è consigliabile per  l’esecuzione di Valsalva perchè effettuando questa chiusura le guancie vengono gonfiate dall’aria che proviene dai polmoni e il volume di aria e la pressione che di conseguenza poi dovrebbe arrivare all’orecchio interno potrebbe non essere sufficiente per compensare.

Una volta deciso quindi che chiusura della bocca utilizzare tra blocco a T e a K, che in questo caso è completamente indifferente, l’aria che avevamo spostato dai polmoni dovrà continuare il suo viaggio verso l’alto, passando tramite il palato molle per arrivare nello spazio del naso. Per evitare che l’aria fuoriesca dal naso, in questo caso non abbiamo molti modi, ma semplicemente utilizzeremo due dita per stringere il naso. Ora l’aria non avrà altra scelta che entrare nelletrombe di Eustachio e raggiungere l’orecchio medio andando a compensare la diminuzione del volume dell’aria precedentemente contenuta nell’orecchio medio a causa dell’aumento della pressione idrostatica durante la discesa.

valsalva

compensazione

Ora analizziamo come possiamo essere sicuri che durante la pratica di questa tecnica questo famoso palato molle sia aperto. Se al momento del movimento del diaframma, le pareti esterne del naso tenteranno di gonfiarsi leggermente, vuole dire che il palato molle è aperto diversamente se non si crea nessuna pressione, il palato molle era chiuso e quindi l’aria non avrà oltrepassato la bocca e non sarà arrivata al naso e di conseguenza non potrà essere arrivata nell’orecchio medio.

In questo caso immaginate di soffiarvi il naso, prendete un fazzoletto di carta chiudete leggermente il naso e provate a soffiarvi il naso. Cosa sarà successo? Avrete contratto il diaframma o i muscoli intercostali, l’aria contenuta nei polmoni è stata spinta in alto, provate ad analizzare per quale motivo l’aria non è uscita dalla bocca e scoprirete che siete stati in grado di aprire in modo inconscio il palato molle! Se fate una certa attenzione durante la pratica di soffiarvi il naso percepirete anche una leggera pressione all’interno dell’orecchio. Questa è causata appunto dall’impedimento dell’aria di uscire libera dal naso in quanto stretto dal fazzoletto e automaticamente si sono aperte le tube e l’aria si è infilata all’interno dell’orecchio interno.

Ora se siete dei subacquei, ossia fate immersioni con le bombole probabilmente quello che avete appena imparato vi basta per compensare a qualsiasi profondità, visto che respirando aria a pressione ambiente il volume dei polmoni non varia durante tutta l’immersione. Quindi sarà possibile con facilità utilizzare questa procedura, inoltre la maggior parte delle volte vi troverete a compensare in una posizione a testa in su e quindi come sapete sarà più facile far traslare l’aria dai polmoni alla bocca fino alle orecchie visto la naturale tendenza dell’aria in acqua di salire.

Però noi siamo apneisti e la situazione è completamente differente! Durante la discesa i nostri volumi polmonari diminuiscono all’aumentare della pressione ambiente e già solo a 10 mt di profondità il volume dei nostri polmoni sarà la metà del volume di partenza. Questo comporta che man mano che scendiamo lo sforzo per spostare l’aria dai polmoni alla bocca e alle orecchie sarà sempre maggiore, fino al momento dove il nostro volume polmonare raggiungerà il nostro volume residuo e in quel momento non sarà più possibile effettuare questa procedura. Inoltre è raro vedere un apneista scendere a testa in su! Quasi tutte le nostre discese vengono effettuate a testa in giù quindi lo sforzo per mandare l’aria nella direzione opposta alla sua naturale tendenza sarà maggiore.

C’è anche da analizzare lo sforzo e il consumo energetico per effettuare questa tecnica di compensazione! Se ho una bombola sulle spalle di aria e di energia ne ho in abbondanza ma se sto trattenendo il respiro devo cercare di consumare il meno possibile ma per fare arrivare solo pochi cc. di aria all’interno dell’orecchio, con questa tecnica, devo muovere una grossa quantità di aria che andrà a perdere energia durante il tragitto dai polmoni all’orecchio interno dato che tutte le pareti di questo sistema sono morbide e quindi assorbiranno energia strada facendo, questo determina uno rapporto tra sforzo e risultato insoddisfacente.

Da qui la necessità di passare ad un sistema di compensazione successivo chiamato Frenzel di cui parleremo nella prossima puntata.

A cura di Andrea Zuccari

Adattamento: Jimmy Muzzone