Andrea Zuccari

Andrea Zuccari: un record di emozioni

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Sharm El Sheikh 24 gennaio 2013.

Nello specchio d’acqua d’avanti al Freediving World Apnea Center all’interno dello Sharm Club Hotel sto per tentare di stabilire il nuovo record di apnea in assetto variabile assoluto italiano con l’obiettivo dei -155 mt. L’apnea in assetto variabile assoluto (anche conosciuta come No-Limits, dallo slogan di un importante sponsor) consiste nello scendere con una slitta zavorrata senza limiti di peso e si risale utilizzando un pallone o altri sistemi analoghi di riemersione. È la specialità con cui si raggiungono le profondità maggiori, ma anche tra le più pericolose.

STAFF ASSISTENZA e GIUDICI
Sono presenti i giudici Aida: David Tranfield e Stavros Kastrinakis (responsabile della organizzazione del team di assistenza al tuffo).

PREPARAZIONE E RECORD
Stavros: 1 minute!

Sono già sulla slitta da circa due minuti e prima avevo effettuato altri 5 minuti di respirazione supino in superficie respirando con lo snorkel.

Stavros: 30 seconds!

Effettuo una espirazione profonda e inizio ad inspirare lentamente partendo dal diaframma.

Stavros: 20 seconds!

Terminata l’insiparione con il diaframma inizio a inspirare con la cassa toracica e poi inizio la respirazione glossofaringea o anche detta carpa.

Stavros: 10 seconds!

10 carpate

Stavros: 9

Stavros: 8

Stavros: 7

Stavros: 6

Stavros: 5

Stavros: 4

Stavros: 3

Stavros: 2

Stavros: 1

Stavros: Official top!

20 carpate, 30 carpate… sono pronto per partire e faccio il cenno con la testa come concordato e la slitta viene sganciata. Devo tenere il naso pinzato perchè i polmoni sono leggermente in sovrapressione, se chiudessi il palato molle per non perdere l’aria dalla maschera non potrei compensare e di conseguenza sono costretto a tenere il naso chiuso per almeno i primi 5 mt, poi potrò lasciare la presa. Con la mano destra allago il cappuccio delle muta e faccio entrare l’acqua per evitare che l’aria intrappolata all’interno possa farmi da ventosa sulle orecchie nonostante abbia già apportato una modifica facendogli dei fori, preferisco essere più sicuro e nel caso i fori non bastassero o fossero in posizione sbagliata alla velocità a cui sto scendendo, se per sbaglio il cappuccio andasse in ventosa non avrei tempo di risolvere il problema e dovrei rinunciare al tentativo di record. Inizio la discesa, sento l’allarme dei 20 mt. compenso di nuovo la maschera e carico per la prima volta il Mouthfill, guancie piene, mandibola aperta al massimo e gola gonfia d’aria, i condotti uditivi sono aperti dal momento della partenza grazie alla mia capacità di mantenerli aperti consapevolmente, ora la leggera pressione nella bocca mi aiuta in questa operazione, il volume d’aria nella bocca diminuisce di volume a causa dell’aumento della pressione esterna, continuo ad effettuare una serie di ricarichi con delle contrazioni addominali cercando di mantenere il volume dell’aria nella bocca al massimo e continuo di tanto in tanto a lasciar passare un po’ di aria dal naso per compensare costantemente la maschera ma senza far diminuire la leggera sovrapressione nella bocca e nella caità nasale. Ecco l’allarme dei 50 mt, ultima compensazione della maschera e poi la maschera sarà isolata da qui fino alla massima profondità, una forte contrazione addominale per l’ultimo ricarico del Mouthfill e da qui in poi sigillo la glottide, il mouthfill è completamente carico le labbra si chiudono a fatica, gli incisivi inferiori e quelli superiori sono a circa 3 cm di distanza gli uni dagli altri, la testa è leggermente piegata verso l’alto e anche la gola è piena d’aria.

Nel passato ho provato ad effettuare la carpa inversa per caricare il Mouthfill e posso dire che sulla slitta può essere effettuato anche a profondità intorno ai 100 mt., ma la pratica della carpa inversa richiede la chiusura temporanea del palato molle per evitare di creare una depressione della cavità nasale e probabilmente dell’orecchio medio causandoci l’immediata perdita di compensazione. Oltretutto, effettuando la manovra della carpa inversa è necessario muovere ripetutamente la mandibola e questo impedisce di arrivare allo stesso quantitativo di aria contenuta nella bocca (Mouthfill), al contrario utilizzando la contrazione addominale (tipo colpo di tosse), è possibile spostare aria dai polmoni alla bocca anche oltre il raggiungimento del volume residuo e caricare al massimo il mouthfill. Io personalmente tramite una serie di tuffi ho scoperto che la quota a cui devo smettere di caricare l’aria nella bocca è a circa 50 mt. Diversamente se tentassi di caricare olre la mia quota limite sarebbe più l’aria che ad ogni apertura della glottide tornerebbe nei polmoni, che quella che riuscirei a spostare nella bocca. Torniamo sulla slitta… oltre al suo peso abbiamo aggiunto altri 12 kg. che mi stanno facendo scendere a circa 2 mt al secondo. Per mantenere una leggera sovra-pressione nella bocca e nella cavità del naso gestisco il volume d’aria che sta diminuendo, come prima cosa piego leggermente in avanti la testa, poi inizio a chiudere la mandibola. Sento l’allarme dei 100 mt e ho appena iniziato a contrarre le guancie. So che il tuffo sta andando bene perchè nei tuffi precedenti di allenamento avevo preso i riferimenti degli allarmi di profondità con le varie fasi della gestione del Mouthfill e tutto è perfettamente in linea. Allarme dei 130 mt, l’aria nelle guancie è terminata e inizio a spingere con la lingua e le tube sono ancora aperte. A queste profondità sembra che i volumi non diminuiscano più e che l’aria possa durare per sempre. Faccio un conto alla rovescia 10, 9, 8 , 7, 6, 5, 4, 3 ARRIVATO! -155 mt.

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I due kg in più che ho aggiunto alla slitta per il tuffo ufficiale mi hanno fatto raggiungere il targetcon qualche secondo di anticipo. Le orecchie sono perfettamente compensate provo ad analizzare il volume di aria residuo all’interno del palato, non è tanta ma credo che mi permetterebbe di gestire almeno altri 15/20 mt prima di perdere la compensazione… nessun segno di narcosi. Porto la mano alla valvola della bombola e la apro dandogli alcuni giri, l’aria che esce dalla bombola ad una pressione di 200 bar inizia a gonfiare il pallone da 90 lt di capacità che mi riporterà in superficie. Già che ci sono do un bell’ok alla telecamera montata sulla slitta, ma non si vedrà nelle riprese perchè è troppo buio. La slitta si inizia a muovere aspetto qualche istante e poi inizio a richiudere la bombola. Mi sposto nella posizione di risalita, sono felicissimo, ho il cuore che mi scoppia, perchè so che l’unico problema di questo tuffo era la compensazione, una volta arrivato al piattello per me il tuffo era riuscito. L’unica cosa che mi rimane da gestire sarà stato il protocollo di superficie, mentre risalgo cerco di leggere il computer al polso ma la velocità di risalita “circa 2.5 mt al secondo” mi fà vibrare così tanto che non riesco a leggere i numeri sul display. Con la mano sinistra sgancio il Lynard che mi vincola al cavo di discesa al di sopra della slitta, chiudo gli occhi per qualche istante quando un lampo mi riporta alla realtà apro gli occhi e da li a pochi secondi incrocio i safety freedivers, sono circa a 30 mt. lascio la presa dalla slitta che schizza verso la superficie accelerando ulteriormente, è veramente un missile, sono sommerso dalle bolle ma riesco a guardarmi in giro, con la mano seguo il cavo e sfrutto il mio assetto positivo e vado verso la superficie, ho quattro apneisti che mi stanno facendo da angeli custodi. Cerco di visualizzare la procedura di superficie da almeno una ventina di mt, faccio uscire un po’ di aria dalla mia bocca per evitare che l’aria contenuta nei polmoni tornando al volume di partenza prima del tuffo, trovando i polmoni parzialmente occupati dal sangue che si è accumulato durante la discesa (blod shift), possa crearmi una sovra distensione polmonare. I Safety sono stati avvertiti e non si preoccupano nel vedere quest’aria uscire dalla bocca, 2 min 54 sec. riemergo e dopo una parziale espirazione riprendo un bel respiro profondo e poi espiro di nuovo per prendere un altro paio di respiri profondi, porto le mani al viso, guado verso la piattaforma dove si troverà uno dei giudici e sposto la maschera sulla fronte, a due mani dò l’OK e pronuncio la frase “I’m OK” ancora non è finita, so che è andato tutto bene ma devo aspettare 30 secondi prima che uno dei giudici mi dia il cartellino bianco…

Stavros mi mostra il cartellino… è BIANCO! Il tuffo è stato considerato valido, ho appena stabilito il nuovo record Italiano di apnea in assetto Variabile No-Limits, è il 24 gennaio del 2013 è una data che non scorderò mai.

Cerco tra la folla Alice Cattaneo, la mia compagna che sta risalendo dall’immersione, era suo il flash che avevo visto, pochi secondi ed eccola emergere. Giusto il tempo di un bacio e poi vado sulla piattaforma, metto la cintura dei pesi e prendo la bombola dell’ossigeno per andare ad effettuare una deco come da programma. Faccio fatica a indossare la maschera gran facciale che avevo usato durante gli ultimi tuffi di allenamento e per non perdere tropo tempo rimetto la maschera che mi aveva appena accompagnato a 155 mt e prendo l’erogatore normale e scendo per la deco. La maschera? si una maschera della Tecnisub, modello Micromask ed è stata la prima volta che un apneista è sceso a queste quote utilizzando la maschera (non allagata). Non è un record riconosciuto ma io sò di essere l’apneista più profondo al mondo che si sia immerso con la maschera e specifico nuovamente (non allagata). Circa 15 min di deco circondato da tutti i ragazzi del team che mi hanno supportato negli ultimi giorni, Alice è riscesa con la macchina fotografica e scatta foto e più non posso! Mi portano anche il cartello con il mio nome e la scritta -155 mt. Il – e l’1 sono verdi i due 5 sono bianchi e la scritta mt. è rossa. Io ho la doppia cittadinanza Italo/svizzera, negli anni passati ho già stabilito 10 record Svizzeri di apnea ma questo è il primo record Italiano e ne sono fiero perchè il record precedente era detenuto da Umberto Pelizzari ed era imbattuto da 13 anni!

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Si ringraziano: Alice Cattaneo (fotografa), Fred Di Girolamo (videoperatore subacqueo), Manuele Ceci (videoperatore di superficie), Liv Philip (safety freediver), Nicola Vangone (safety freediver), Sergio Soria (safety freediver), Antonio Marcillò (safety freediver), Paul Wennerholm (safety freediver), Francesco Scerbo (aiuto in piattaforma).

A cura di: Andrea Zuccari
Adattamento: Jimmy Muzzone

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